sopravvivenza e compromessi

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La paura della morte e la fame portano l’uomo ad accettare dei compromessi che, in situazioni di normalità, mai verrebbero accolti.
Questa regola universale si abbatte anche sui poveri sfollati di Pulcherini che rispondono al richiamo della campanella che, con molta frequenza, i soldati tedeschi fanno risuonare per le vie del paese, accompagnandolo con un Fraülein.
Ufficialmente è il segnale che i Tedeschi usano per comunicare, alla gente del luogo, che hanno bisogno di donne per sbucciare patate.
Quando, in lontananza, si sente quell’eloquente dliin dliin Caterina prende Matilde in braccio per fingere di avere una figlia e far capire, così, che è sposata e non è una Fraülein. I Tedeschi, infatti, non vogliono né donne anziane, né quelle sposate ma soltanto ragazze libere, evidentemente queste ultime sanno sbucciare meglio le patate.
Catarì!”  dice una mattina Alfonso, in vena di scherzi, “perché non ce vai puru tu?”
Il fatto che Caterina non sia sposata a ventiquattro anni, né abbia un fidanzato, la fa considerare una zitella.
Mannece mugliereta!” s’indigna Caterina.
Muglierema non la vonno. Diciono che non è brava a ammonnà le patane.”
E tu digli che l’hai ‘mparata tu e che è brava.” risponde Caterina.
Ma non la vonno lo stesso, pecché è vecchia” risponde Alfonso “tu si’ giovane e t’aia ‘mparà na bona vota a monnà le patane.”
Caterina risponde adeguatamente al tono allusivo di Alfonso.
“Pe’ me le patane le potete dà agli porce, a comincià dalle tie, Alfo’, sempe si gli porce le vonno le patane mosce”
Comunque, a parte battute di questo tipo che ogni tanto si sentono fare, per tacito consenso non s’indaga su cosa altro vadano realmente a fare le ragazze nei campi dei soldati. Il loro lavoro viene ricompensato con ottime patate e, in tempi che ormai sono diventati di magra e le belle tavolate sono un ricordo lontano, le patate rappresentano una prelibatezza alla quale non si può rinunciare.
Normalmente la razione quotidiana di cibo, per ogni abitante del casolare, consiste in un piatto, neanche abbondante, di favette. Non fave, proprio favette! La favetta è una varietà di fava a seme piccolo, seminata per farne foraggio per gli animali. Mariangela ne ha lasciato una certa quantità, inutilizzata, nella stanza degli attrezzi e ora sono l’unica fonte di sostentamento. A rendere più drammatico il tutto c’è che, quelle favette, sono abitate da poppi, parassiti tipici dei legumi, che provocano parecchio disgusto quando galleggiano nella zuppiera. Prima di passare a vera cottura, però, le favette subiscono un piccolo trattamento purificatore, cioè vengono buttate in acqua calda per stanarne gli abitanti. Infatti questi, sentendo il caldo, escono dal loro abitacolo in cerca di salvezza ma, nel frattempo, l’acqua diventa bollente e muoiono. Quando sono a galla vengono tolti dalla pentola con la schiumarola, che ormai non schiuma più nessun brodo, e il desinare è purificato. Purtroppo qualche ritardatario riesce sempre a rimanere dentro.
Quando qualche bambino prova a protestare per queste presenze, Vincenzino dice tra il serio e il faceto:
“Magnate! Pure chesta è carne!”
Non c’è possibilità di scelta, perciò prendere o lasciare. Chi prova a resistere, a digiuno, ci riesce per mezza giornata ma la sera, senza aver messo qualcosa nello stomaco, di dormire non se ne parla proprio. Quindi le favette vengono mangiate lo stesso e, per giunta, riscaldate.
L’alternativa alle favette con poppi sono le pacche secche(fette di mele essiccate) e le soscelle (carrube) che in tempi normali sono alimento per i somari. Le soscelle hanno un sapore dolciastro, abbastanza gradevole, ma creano seri problemi di stitichezza, perciò meglio non abusarne. Un cibo prelibato sono le rane, buonissime. Hanno una carne delicata ma sono poco idonee a riempire le pance troppo vuote. Non è neanche facile andare a prenderle negli stagni perché si rischia la fucilazione. Prima che iniziasse la guerra venivano vendute a nzerte al mercato.
Sembrano tempi tanto tristi ma presto ci si accorge che si può sempre peggiorare.
 La situazione, infatti, degenera, i bombardamenti sulle zone circostanti sono costanti e, sempre più spesso, arrivano notizie di persone fucilate senza una ragione. Gli pseudoamici ormai sono diventati nemici dichiarati e succede di tutto! I rastrellamenti di uomini vengono fatti a tappeto. Le donne non vengono più cercate con la predisposizione d’animo di prima. Si vive alla giornata giocando a un nascondino forzato e non sempre c’è il “tana libera tutti”.  La fame si fa sentire ogni giorno di più e al casolare la situazione è pesante.
Le favette se so’ finite” annuncia Mariangela una mattina, con una faccia da funerale.
Pure le favette? E mo’?” si interrogano tutti, rivelando grande sconcerto nello sguardo.
Mo’ sì che le prete so’ toste” dice Caterina “come facemo a tirà ‘nnanzi?”
“Non potemo manco ‘i per le campagne a cercà la cicoria ‘ca ce sparano. Pregamo a Dio che ce fa ‘sci’ da ste bòtte!”
“Catarì, sai che è? Piglia la corona e decemo nu rosario.” suggerisce Annunziata.
Gliu rosario! Gliu rosario!” dice Alfonso da buon miscredente “gliu rosario non te la enchie la panza!”.
E senza rosario se enchie la panza?” risponde Annunziata e intona il rosario
Ave Maria gratia plena…” e le Ave Maria, in un latino molto approssimativo, vengono snocciolate a ripetizione.
“ ..nuncattinora mortese nosta. Amen.”
Non ve preoccupate che arriva subito l’ora della morte nosta, se ’iamo ‘nnanzi accussì” continua a brontolare Alfonso “non se capisce chiù niente. Sparono, sparono, sparono! Ma che cazzo se sparano se stanno sempe ‘cca. E chigliati strunzi degli ‘miricani, ca pare sempe che stanno a’rrivà  e non se movono mai… e nui sempe ‘mmezo, a parà bombe, cannonate, fucilate e l’arema de chi gli è mmorto”
“Ueh!” entra trafelato Vincenzino “ma le bombe no le sentete?”
“Non le sentemo? So quatto misi che sentemo bombe, ‘nce la facemo cchiù a sentirele!”  continua a sfogarsi Alfonso “che cazzo c’è rimasto da bombardà, volesse sapè!”
“Gli ‘miricani so arrivati a Traetto e agliu Tufo, stanno a bombardà a tutta careca”
“Maronna, cominciamo ‘natu rosario” dice Annunziata.
Finiscela co su rosario, chiuttosto veremo che potemo fa” strepita Alfonso, perdendo le staffe.
Non c’è nulla da fare per quei poveri topi presi in trappola se non aspettare, sperando che non sia suonata la loro ora. Lo sgomento prende tutti, nessuno più fiata. Le donne continuano a biascicare preghiere smozzicate sottovoce e ogni tanto si sente soltanto un sospiro e un Maronna mia aiutace!.
Il boato delle bombe che esplodono in lontananza continua ad arrivare, con la frequenza ravvicinata dei fuochi d’artificio. E con quel rumore si fa notte, torna la luce del sole e ancora continuano, e ancora e ancora! Un’angoscia di tre giorni, poi, come un temporale estivo, all’improvviso anche questo passa.
Gli uomini, assicuratisi che non si spari più, dopo tre interminabili giorni di clausura, escono per vedere cosa sia rimasto in giro.
“Hanno bombardato tutto dalla parte degliu Tufo. N’ esistono chiù manco le macerie, però mo’ce stanno gli ‘miricani.”
“State a dice che agliu Tufo gli Tedeschi ‘nce stanno cchiù?” chiede Annunziata.
“No, ‘nce stanno cchiùùùùùùùùùù! Gli hanno cacciati! Sia lodato Dio!”
“…e a Traetto ch’è succeso?” domandano i Minturnesi.
“…e a Scauri ch’è succeso?” chiedono gli Scauresi.
“A Scauri non lo sapemo, non ce semo arrivati, è troppo pericoloso pecché alla marina sta tutto minato. Tutto sta minato là sotto”dicono Vincenzino, Francesco e Vincenzo che, proprio per non rischiare di saltare in aria hanno perlustrato soltanto la zona collinare e continuano: “A Traetto ‘ns’è capito bono. Le bombe l’ha pigliate ma pare che ancora ce stanno parecchie case in piedi, pure se so’ no poco scarrupate ancora esistono. Franceschì, la casa tia l’ammo vista, sta ancora là, ma c’ hanno fatto nu buco dento alla panza”
“Non è che ‘ammo pigliato sulo mazzate?” chiedono i Minturnesi
“ No, no, pure Traetto, almeno gliu paese è stato liberato. Non se capisce fino a do’ ma gli ‘miricani so’ arrivati puru là, anzi mo’ stanno agliu cimitero, co’ le tende, e n’avessa tardà che gli cacciono pure da ‘cca sti cornuti de tedeschi.”
“ Passasse gli’angelo e decesse ammenne.
Tufo, a un paio di chilometri da Pulcherini ora è in mano americana. Anche Minturno è stata liberata, almeno in parte. Il paese è malandato ma parecchie case, anche se danneggiate sono ancora in piedi.
La tentazione di passare il fronte e andare a Tufo, ormai libera, è grandissima ma il rischio è talmente alto che anche Alfonso si tiene dentro la sua voglia di fuga. Sperano che qualcosa accada al più presto.
Tutti capiscono che al casolare non possono più restare e infatti…

 

marica riccardelli
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