il primo impatto con la morte

8

La guerra continua, s’inasprisce. Arrivano tempi di magra e sopraggiunge l’inverno. Con il freddo e la mancanza di cibo si torna alla malinconia dei primi giorni, quando il distacco da casa era il pensiero predominante. Torna forte la nostalgia del camino di casa, del proprio letto, dell’intimità con i familiari che è un ricordo lontano.
Chisà quanno finisce sta guerra” Continuano a chiedersi nel casolare.
Chi lo sa? Sti tedeschi invece de se ne i’, diventono sempe chiù assai ” mugugna Alfonso.
Gli hai contati?” chiede Caterina con tono ironico, un po’ per prendere in giro Alfonso sul fatto che sa sempre più degli altri e  un po’ anche per sapere come realmente stanno le cose, perché si rende conto che qualcosa le sta sfuggendo.
E ce serve lo contà?. Tu n’o viri che folla tenemo attorno?”   dice Alfonso
La vedo, la vedo” risponde
Alfo’, ma tu che sai chiù cose de nui, me dici come mai sta guerra non finisce mai? E pecché gli ‘miricani bombardono sempe? Non so alleati noste?” chiede Mariangela avvilita dal perdurare della situazione di rischio.
Marià, gliu fatto è che gli tedeschi mica se ne vanno se gli danno le ciungamme.”
“Che è la ciungamma?” chiede Annunziata
Po’ te lo spiego” sorride Alfonso e liquida questo argomento ritornando al motivo dei bombardamenti.
Se non gli struiono non se movono. Cercano de resiste cchiù che ponno.” spiega Alfonso “è pe’ chesto che gli ‘miricani bombardono. Tu accussì la vo’ la liberazione?”
Ammo fatto ‘st’affare!” si lamenta Mariangela “se ci’accirono che ce ne facemo della liberazione?”
“Se ne vere bene chi ve’ appresso, Marià! Ma speramo che ce ne potemo verè bene pure nui”dice Alfonso cercando di essere ottimista.
L’Italia è tutto nu bombardamento!” continua rivolgendosi agli altri uomini mentre zappano l’orto. “Stamo missi malamente. Era meglio se ‘iavamo alla bassa Italia, a settembre, come ha fatto Giuseppe. Là, gli ‘miricani è da mò che so’ arrivati.”
“Ma chi se lo ‘mmagginava tutto stu burdello?”
E chi se lo ‘mmagginava?”
“E chi s ‘ammagginava cà si solo parli, te sparono, puro si la sera prima ci’hai cenato ‘nzema?”
“E chi se lo ‘mmagginava?”
Infatti i rapporti con i soldati, per un certo periodo improntati alla reciproca tolleranza, che a volte lasciava trapelare anche un sottofondo di umanità, sono cambiati e peggiorano continuamente.
Minturno, Pulcherini e tutte le altre frazioni si trovano a destra del Garigliano territorio ancora occupato dai tedeschi e protetto dalla la linea Gustav, la trincea che stanno fortificando per fronteggiare l’avanzata degli anglo-americani.
I pochi uomini ancora validi, per non essere rastrellati, vivono nascosti tra le colline e si muovono solo di notte. A loro si vanno aggiungendo quei soldati, reduci da un esercito ormai allo sbando, sciolto dopo l’armistizio con uno sbrigativo tutti a casa, che ha distrutto i tanti sogni di gloria memori delle gesta dei gloriosi combattenti del ‘15/’18.
La convivenza tra civili e soldati tedeschi è diventata impossibile e non si contano più gli avvenimenti tragici che infarciscono di lutti la triste vita di quella gente che si trova a vivere, suo malgrado, in prima linea.
Ma guarda ‘sti disgraziati se la finisciono de sparà agli picciuni” inveisce Caterina contro i soldati che hanno preso l’abitudine di sparare ai piccioni della fattoria senza preoccuparsi minimamente delle persone che vi vivono.
So pazzi! ‘no’ gli bastano le bombe, pure le fucilate ce mancono” continua Caterina sempre più irritata, sfogando il suo nervosismo all’interno del casolare. Sa che se lo facesse fuori rischierebbe di fare la fine dei piccioni.
Ma pecchè fanno accussì, nui gn’ammo fatto niènte.” dice Mariangela “caccosa sarà succeso pe’ cagnà de sta manera. Chi la capisce sta guerra?”
Issi diciono che gl’ammo traditi” dice Alfonso.
I’ n’aggio tradito nisciuno” dice Mariangela risentita “Aggio sulo zappato la terra in vita mia. E si proprio lo vo’ sape’ a me no me ne fotte niente nì degli tedeschi e nì degli ‘miricani. Se ne iessero tutti quanti alle case sie e ce lassassero ‘n’pace alle noste”Manco i’ aggio capito niènte” dice rassegnata Caterina “aggio solo capito che a parte de là de Gragliano ce stanno gli ‘miricani, a parte de ‘ca gli tedeschi e nui stamo ‘mmezo, ‘ritto ‘mmezo, e ce pigliamo sparatorie da coppa e da sotto, da mare e da ‘ncielo.”
E’ proprio accussì, Catarì!” commenta Alfonso
Ma gli sordati noste ‘do stanno?” continua Caterina e, abbassando il tono di voce per non farsi sentire da Francesca, domanda:“ e Augusto n‘aveva vinì ‘n licenza?”
I’ non lo saccio ma me credo che stanno tutti sparpagliati e ‘nnascusi” risponde Alfonso. “Augusto chisà che fine ha fatto ma i’ a Franceschina gni spio niènte”
Marooonna! quanno finisce sta guerra!” concludono sospirando.
Questa situazione incerta dura già da un po’ di tempo. Aumentano di giorno in giorno i casi di gente ammazzata senza motivo. I tedeschi sfogano sui civili il loro risentimento e la loro rabbia, senza nessun motivo.
Cà gli fatti se mettono proprio brutti. Fa bono chi se ne scappa.” considera Alfonso
Scappi? E ‘do vai?” commenta Caterina” tu lo sai che Eugenia l’hanno sparata pecché voleva ‘ì agliu Tufo quanno ha sentuto che ce steva gliu marito, tornato dalla guerra?”
“Sì che lo saccio. Però ce sta puro la gente che comincia a scappà da ‘cca” continua Alfonso che ora ha questo tarlo che gli rode il cervello.
Levete stu fatto dalle cervella!” lo invita a riflettere Annunziata con voce alquanto alterata.
“Me gliu levo!, me gliu levo!, ma voglio vedè se cacche matina ce pigliano pe’ picciuni. Po’ chiagnete, po’!”
Tiè, tiè, tiè,” reagisce Caterina facendo degli scongiuri e alleggerendo l’atmosfera.
Ehi! Ma che è stu rumore? Me parono strilli! Gli sentete?”
Tutti corrono fuori a guardare di che si tratta e rimangono inorriditi.
Alcune persone stanno trasportando il dottore e la moglie, adagiati su due sedie, improvvisate barelle. Sono completamente crivellati di colpi.
Maronna benedetta, ch’è succeso?” chiede Annunziata.
Volevono passà gliu fronte ma gli hanno sparati.”
Li stanno riportando in paese, forse ancora vivi, grondanti sangue e con gli abiti a brandelli. Sono irriconoscibili. Lui, abbandonato, forse morto. Lei, seduta, ma i suoi occhi sgranati fanno venire i brividi tale è il terrore e l’orrore che trasmettono. Come tutti coloro che in precedenza hanno tentato quell’impresa, hanno indosso i loro abiti migliori e il dottore ha anche il camice, con una croce rossa ben visibile. L’ha indossato pensando di poter avere un trattamento di riguardo se mai fosse stato sorpreso ma, da quello che racconta chi li ha accompagnati in quella folle impresa, i tedeschi, non appena hanno visto quelle due persone distinte e diverse dai rozzi contadini del paese, scambiandoli forse per delle spie, hanno scaricato su loro due una raffica di mitraglia.
Questo spettacolo, capitato all’improvviso, non è stato risparmiato ai bambini che ora osservano la scena annichiliti. Per loro è il primo tragico impatto con la morte. Qualcuno piange, qualcuno si aggrappa alla gonna della mamma e vi nasconde il viso. Matilde non riesce a staccare lo sguardo dagli occhi della donna. Elena ricorda che il nonno Enrico è morto in guerra e chiede:
“Nonna, è morto così, nonno Enrico?”
No, bella de nanonna, nanonno è morto mentre combatteva, ‘nzema a gli’ati sordati.” risponde Maria Civita sottolineando che il suo Enrico stava servendo la patria quando ha smesso di vivere, durante la guerra del ‘15/’18
L’episodio del dottore e di sua moglie, conosciuti da tutti per ovvi motivi, si aggiunge a una serie di sconcertanti situazioni che stravolgono, ormai, la vita del paese.
Vivendo in un ambiente di guerra, civili e militari si erano dati delle regole, non scritte, dettate dalla legge di natura che fa dell’uomo un animale d’abitudine. La tolleranza reciproca aveva permesso di dividere lo stesso territorio fino a quando si era riusciti a far prevalere il concetto di considerarsi essere umani prima che nemici. Ora esiste soltanto la crudeltà e nient’altro.
Ci si guarda sempre intorno, si ha paura di dire mezza parola perché può spuntare un fucile quando meno lo si pensi.
Terrore, mutismo e tristezza.
Nessuno parla più di andare via da Pulcherini, neanche Alfonso, il quale si convince che, se il suo destino è segnato, non si salverà scappando.
Gli adulti, già usciti da una guerra mondiale e segnati da una vita di stenti, sacrifici e sofferenze di vario tipo, riescono ad accettare abbastanza presto quanto di anomalo accade, ma i bambini no. I loro sguardi vanno perdendo freschezza. Non sono in grado di esprimere le loro angosce, il sorriso si fa sempre più desiderare su quelle faccine, ormai smunte, data anche la scarsità di cibo.
Giorno dopo giorno, tragedia dopo tragedia quei bambini si troveranno adulti senza aver vissuto l’adolescenza. 

marica riccardelli
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