la mia conversione a Medjugorje

Premessa
Quanto sto per raccontare verrà letto, se letto, con incredulità.
Niente di più normale. Anch’io avrei  delle riserve ad accettare il racconto di un’esperienza che rientra nel “soprannaturale” se non l’avessi vissuta personalmente.
Se mi sono decisa a raccontare ciò che mi è accaduto, è perché ritengo che sia una testimonianza di fede “dovuta”, pur sapendo che si corre il rischio di passare per visionari. Non lo sono perciò, prima di entrare nel vivo del racconto, ci tengo a precisare che non sono mai stata una bigotta, non bevo, non faccio uso di droghe, psicofarmaci o cose simili e non soffro di allucinazioni.

Prima del viaggio a Medjugorje ritenevo di essere una buona cristiana poiché ero convinta che bastasse essere una persona corretta e di sani principi, cioè di non fare del male a nessuno, per rientrare nella schiera dei cristiani ma ero molto lontana da ciò che Cristo chiede ai suoi seguaci.
Nella mia ignoranza religiosa interpretavo alla lettera i comandamenti senza analizzarne il significato nascosto.
Errore grossolano!
Mi soffermo  sul terzo perché rientra nella mia esperienza di conversione: “Ricordati di santificare le feste”.
Come tutti gli esseri umani ero e sono anch’io una peccatrice e dalla mia fede “fai da te”, adattata alla mia comodità, avevo escluso la frequenza della chiesa, se non in casi eccezionali, quali matrimoni, funerali e altre cerimonie analoghe. Non andavo a messa, neanche a Natale e a Pasqua, non ritenevo necessario andarmi a confessare perché pensavo di non commettere peccati mortali e, di conseguenza, non andando in chiesa e non confessandomi, non ascoltavo la Parola di Dio e non mi avvicinavo all’Eucaristia.
Avevo vissuto affrontando e superando le difficoltà che la vita non mi aveva risparmiato, sempre rimboccandomi le maniche e armandomi di coraggio, convinta di farcela da sola, cioè commettendo l’errore più grande che un cristiano possa fare.
Qualche volta avevo anche invocato l’aiuto di Dio ma sempre dubitando che il Signore avesse realmente tempo anche per me. Avevo sempre pensato che, con tutto il male che c’era nel mondo, perché Dio avrebbe dovuto ascoltare proprio me?  In ogni caso, malgrado le mie carenze in tema religioso, mai ho bestemmiato Dio e, soprattutto, quando mi è capitato qualcosa di veramente doloroso mai ho pensato, neanche per un attimo: “Signore, perché a me?”
Tutte le prove che ho dovuto superare non mi hanno fatto cambiare atteggiamento nel mio modo di essere cristiana ma il Signore è paziente, bussa e aspetta e se non apri, torna a bussare.
Come bussa? Proponendoci delle scelte davanti alle prove che la vita ci riserva, specialmente le più difficili. Spetta a noi riconoscere il suo invito e accettare il suo aiuto. Non è facile rendersene conto, soprattutto se si è abituati a risolvere tutto da soli. Inconsapevolmente si rifiuta il suo intervento ma più ci si ostina a non aprirgli la porta del cuore e più lui bussa fino a quando non ci decidiamo a dire la fatidica frase: ”Signore, aiutami!” Non detta così per dire ma sentita e detta con il cuore.

Ed ecco come sono arrivata anch’io a dire: “ Signore, aiutami!”
Nel maggio del 2005 nella mia famiglia entrò il DOLORE, quello dal quale non ci si può difendere. Alla mia nipotina di soli 4 anni fu diagnosticata una leucemia, una delle forme peggiori. 
Ci trovammo catapultati tra ospedali, sofferenza, impotenza di fronte al male, desiderio di soffrire al suo posto, la vita non era più la stessa. Sembrava di aver toccato il fondo del baratro, invece no, nel luglio 2009 dovemmo affrontare un altro caso simile in famiglia. Anche a mia figlia, mamma della bambina, fu diagnosticato un brutto male.
Andirivieni da un ospedale all’altro, dolore, dolore, dolore, tanta sofferenza, mi sentivo disperata e sola, mi sentivo abbandonata. Avevo quel dolore fisso dentro che mi lacerava.
Il 4 ottobre 2009, dopo 4 anni di sofferenza la bambina ha concluso la sua dolorosa vita terrena.
Voi che avreste fatto in una situazione simile? Vi sareste disperati e basta?
Avrei dovuto abbandonarmi al dolore più straziante e piangere senza mai smettere, invece non so come e non so il perché ma sentii dentro di me un impulso fortissimo che mi spinse a cercare un prete per confessarmi. Ad ogni costo volevo accompagnare il mio angioletto, il giorno dopo, facendomi la comunione.
Questo potrebbe apparire normale se io mi fossi comunicata almeno una volta l’anno, ma erano almeno 15 anni che non mi avvicinavo all’Eucaristia. Comunque, mentre la mia nipotina era chiusa in una fredda cella di obitorio, io andai a svuotare la mia anima in un confessionale.
Non mi rendevo conto di quello che stavo per fare ma quando mi trovai davanti al confessore, dissi queste precise parole: “Padre, sono qui perché devo scegliere cosa fare della mia vita, o incamminarmi sulla via del bene o perdermi per sempre.”
Perché mi sono comportata così? Oggi ritengo di essere stata guidata dall’alto.
Mi confessai e il giorno dopo mi comunicai.
Ormai la bimba non c’era più e potevo dedicarmi a mia figlia. Cercando di dominare il dolore struggente che mi lacerava dentro, mi feci forza perché volevo assistere mia figlia. Non ho fatto in tempo a rendermi conto della gravità del suo male perché il  10 ottobre, a soli 6 giorni dalla morte della bimba, se n’è andata anche lei.

Dentro di me avevo rabbia, disperazione, dolore, tanto dolore. Il mio cuore impazziva, la mia mente correva dalla bimba alla mamma e quando pensavo all’una mi sembrava di trascurare l’altra. Mia figlia prima di morire mi aveva raccomandato di dire il Rosario ma non era tempo di rosario per me, non avevo la fermezza né la voglia di pregare. La mente se ne andava per conto suo e non riusciva a staccarsi dalla tragedia appena compiuta.
…  ma la vita continua anche se non vorresti e non ti dà tregua.
Questo stato di annientamento è durato almeno tre anni, durante i quali ho provato a prendere in mano una corona ma senza nessun risultato, anzi provavo un senso di fastidio.

Nell’ottobre del 2012, una persona alla quale non potevo dire di no, mi propose di accompagnarla in un pellegrinaggio a Medugorje. Non avevo voglia di andare, non mi sentivo pronta per la preghiera ma non potevo rifiutarmi e così organizzai il tutto. Alla fine lei non venne per imprevisti motivi di lavoro ed io mi ritrovai a intraprendere un viaggio che non avrei voluto fare. All’inizio del viaggio, fatto in pullman, uno degli organizzatori ci salutò dicendoci che il nostro era un pellegrinaggio e non una gita di piacere e che dovevamo prepararci spiritualmente a quell’atto di devozione. Continuò sostenendo che chi va a un santuario non va mai per caso ma perché c’è stata la chiamata del Signore. “Beh” mi dissi “non credo proprio che sia il caso mio, perché mi ritrovo qui senza nessuna intenzione di “esserci” ma oramai c’ero e cominciai anch’io a prepararmi all’evento, pregando insieme a tutti gli altri.
Arrivati a destinazione, cominciammo a seguire tutte le funzioni religiose. Innanzitutto la confessione e, come gli altri mi misi in fila davanti a uno dei confessionali ma, prima di scegliere la fila, pregai il Signore di guidarmi davanti a quello giusto per me. Trovai il confessore che seppe ascoltarmi, consolarmi e consigliarmi.
Siamo stati lì tre giorni e, per me, sono stati tre giorni di pianto, specialmente durante la Messa e quando s’intonava il canto: “Guariscimi, o Signore”.
Non avrei mai pensato che il Signore mi avrebbe fatto un dono straordinario, regalandomi una visione che non potrò mai dimenticare e alla quale ricorro sempre nei momenti in cui il “dubbio” mi sfiora.
Mai dimenticherò ciò che il Signore mi ha donato.
Forse il Signore ha voluto richiamare la mia attenzione affinché non abbandonassi quella strada sulla quale credo, Lui stesso, mi abbia spinto il giorno della morte di mia nipote.
Ecco la visione: Il giorno dopo essermi confessata e comunicata, insieme a tante altre persone, ero sul piazzale antistante la chiesa dove, di solito, la veggente Wiska saluta  i pellegrini.
Vedevo che tanti di loro guardavano in alto e scattavano delle foto. Mi sono girata anch’io e ho visto lo spettacolo che mi avrebbe portato alla conversione: il sole era ricoperto da un disco color sangue, leggermente più piccolo del sole stesso dal quale si vedevano venir fuori le fiamme. Intorno al sole presto si andavano formando dei cerchi, non come se fossero fatti con il compasso, quindi non una linea unica ma tante piccole parti di un cerchio, chiamate “corde” unite tra loro, come potrebbe essere la parte più esterna di un petalo di garofano. (come la parte bianca esterna ma non frastagliata)
Questi cerchi, che chiamo “petali”, andavano aumentando sempre più ed erano di colore diverso quali rosa, celeste, giallo, ecc tutti color pastello molto delicati. All’interno, tra un petalo e l’altro, si formavano dei puntini di vario colore, come quello dei petali.
Io ho chiuso e riaperto gli occhi ripetutamente per sincerarmi che non stessi sognando ma era tutto vero. Dopo un’abbondante fioritura il fenomeno si è interrotto. Pensavo che la visione fosse finita, invece no.  Dalla parte alta del disco rosso sono partiti due fasci di luce simili a quelli di Gesù della Misericordia, che non sapevo chi fosse e che ho appreso soltanto quando ho raccontato il tutto a persona di fede.
Alla fine del fenomeno ho chiuso di nuovo gli occhi e ho visto uno sfondo nero come il carbone e nel mezzo una stella a 5/6 punte (non le ho contate), di un colore verde smeraldo, molto nitida.
Ciò che ancora oggi mi meraviglia è che ho assistito a quello spettacolo come se stessi guardando i fuochi di artificio e non qualcosa di soprannaturale.
Tornata da quel luogo dove si respira spiritualità a pieni polmoni ho cominciato a riflettere sul significato di quanto avevo visto. Non nascondo che ho avuto bisogno di un periodo di tempo abbastanza lungo per entrare in una nuova dimensione di fede. Per iniziare ho cominciato a recitare il Rosario, rispondendo così alla richiesta fattami da mia figlia in vita e, anche nel sogno, dopo la sua morte. Ma recitare il Rosario in solitudine non dà la stessa sensazione di quando si dice con gli altri. Ho cominciato così a frequentare la chiesa di Nostra Signora del S. Cuore, che è poco distante da casa mia, dove si recita il Rosario ogni giorno, mezz’ora prima della Messa e mi piaceva pensare a quando Gesù ha detto: “là dove due o più persone si riuniscono nel mio nome io sono con loro.”
La recita del Rosario è stata soltanto l’inizio del mio cammino di fede che mi ha condotto a un cambiamento radicale nei confronti del Signore e della mia anima.

Non mi bastava ciò che avevo visto. La visione aveva rafforzato il mio credere in Dio ma avevo bisogno di sapere di più, di conoscere il mondo nel quale ora vivono mia figlia e mia nipote e così mi sono impegnata ad approfondire la conoscenza di quel mondo a noi invisibile e che rimarrà tale fino alla fine dei nostri giorni, quando il mistero della fede ci verrà svelato.
Da allora frequento la chiesa tutti i giorni, mi assento soltanto per qualche impedimento non dovuto a mia volontà. Ancora oggi non saprei dirvi perché io ci vada, mi costa anche sacrificio uscire da casa, specialmente nei piovosi giorni invernali ma, se non vado, mi prende un magone che non mi permette di starmene tranquilla.
Ovviamente mi sono avvicinata al Vangelo e ho imparato a conoscere Gesù. Ho anche imparato che è molto difficile essere bravi cristiani e che la fede richiede un costante esercizio se si vuole evitare che diminuisca piano piano e che si torni ad essere “cristiani fai da te” o, come dice Papa Francesco “cristiani a singhiozzo”

maggio 2020

marica riccardelli
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