alla scoperta di radio londra

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Sembra strano ai Minturnesi che il giorno dopo le bombe il sole spunti come al solito. Il canto del gallo si è sentito all’alba, come tutte le altre mattine, anche se la sera prima tutti sono andati a dormire con notevole ritardo. E’ proprio così, la natura segue il suo corso senza considerare il genere umano, la vita continua e perché continui anche la loro, i Minturnesi devono decidere come metterla in salvo.
Quante ipotesi, quanta amarezza, quanto dolore al solo pensiero di lasciare il nido. E dove andare? Come sarà il mondo fuori da quei confini? Ci sarà un posto sicuro dove rifugiarsi? Ecco, proprio questa considerazione spinge alcuni, tra i più restii a partire, a soppesare bene la situazione prima di decidere, tentando di scoprire qualcosa di più preciso sugli ultimi avvenimenti.
Come fare per saperne di più? C’è un’unica possibilità, ascoltare la radio, quella di Alfonso naturalmente, anche se Alfonso, pur avendo raccontato tutto ciò che sapeva non ha mai ammesso pubblicamente di averlo sentito alla sua radio.
Non è più tempo di formalità e così, il gruppetto di ostinati aspetta la sera. L’unico riguardo che hanno per Alfonso è quello di non parlarne in giro per evitare che ciò che stanno per fare diventi di dominio pubblico e decidono di agire con cautela.
Quando arriva il buio il paese dorme, solo l’ombra di qualche superstite si aggira nella notte.
Chi è?” chiede Alfonso, ignaro di tutto, quando sente bussare alla sua porta, proprio nel momento in cui sta per prepararsi ad accendere la radio.
So Franciscu. Pòzzo trasì a senti’ gli’aradiu?”
Iammo, trasi, sbrighete!”
Alfonso non è molto lieto di questa visita ma si rende conto che non può che farlo entrare, così apre la porta, sporge la testa per guardare bene all’esterno e assicurarsi che nessuna persona sospetta stia spiando, fa entrare Francesco e richiude immediatamente.
Una volta al sicuro da sguardi indiscreti, Francesco si toglie la lunga mantella a ruota, di un blu notte molto stinto, un capo del corredo da sposo di almeno quarant’anni prima, che conserva come una reliquia.
Francì! Ma co’ sta caora, te puzzi mette la mantella? gli dice Alfonso.
Statte zittu, sto tuttu surato” risponde Francesco mentre si asciuga il sudore con un enorme fazzoletto a quadrettoni neri e verde scuro.
Ma pecchè te l’è messa?” insiste Alfonso “Mica è ‘verno, stamo ancora a settembre”.
Pe’ m’annasconne e pe’ no’ me fa vede’ mentre venevo ccà.”
E già, pecchè a mente tia, co’ na mantella ‘ncoglio, a settembre, chi t’ha ‘ncontrato ‘nt’ha guardato? Chi ‘nce voleva abbarà a te, t’ha guardato bono pe’ capisce chi era chigliu pazzo abbutinato mmezo a tutte ‘sse pezze.
Ma le mantelle le tenemo tutte uguali, no’ m’hanno potuto accanosce. E po’ è scura e mo’ è notte.”
“Se n’hanno conosciuto a te però hanno visto che venivi ccà!”
“Alfo’, i me l’aggio messa pe creanza a te” continua Francesco “ma lo sai che lo sapemo tutti quanti ca tu tè gli’aradiu, perciò nisciuno s’ammeraviglia. Mo’, co le bombe che chiovono stanno chiù a pensà agl’aradiu tio”
Alfonso si rende conto che ormai c’è poco da nascondere anche se, comunque, evita più che può che si parli apertamente della sua radio. Rassegnato, almeno al momento, sgombra una panca con un braccio, gettando tutta la ferraglia a terra, e invita Francesco a sedersi, poi  accende la radio.
Chi è?” chiede di nuovo Alfonso sentendo un altro “toc, toc” e comincia a preoccuparsi.
So’ Saverio e ce sta puru Gennaro! Facce trasì, volemo sentì gli’aradiu?”
Vabbo’, trasete, ma che v’è succeso stasera a tutti quanti?”
Volemo sapè caccosa.” rispondono in coro.
Stessa manovra di porta aperta, sguardo all’esterno e porta richiusa immediatamente. Questa volta Alfonso aggiunge anche un profondo sospiro mentre si appoggia con le spalle alla porta appena chiusa. Ben presto la funzione si ripete e si aggiungono altri tre curiosi. Più che la stalla di un maniscalco sembra un covo di cospiratori.
I sospiri di Alfonso aumentano man mano che si rende conto che al suo segreto non sta rimanendo più alcun velo.
Il segreto, in verità, consisteva solo nel fatto che i paesani non parlassero tra di loro della radio di Alfonso. Questa tacita intesa si è sempre basata un po’ sul rispetto per il conoscente, un po’, e forse maggiormente, sulla prudenza di non far sapere di essere informati su qualcosa di illegale senza averlo denunciato. Essere a conoscenza di “fatti illeciti” avrebbe potuto causare dannose conseguenze.
Già prima del bombardamento “il segreto” era noto anche ai più indifferenti, per via di quel gracidare insistente che si diffondeva nell’aria silenziosa del paese, per un certo raggio, sempre alla stessa ora, quando tutti dormivano da un pezzo. Per quanto Alfonso fosse sempre stato attento a tenere il volume al minimo consentito, ogni tanto il gracidio s’impennava e partivano stilettate rumorose che andavano a colpire le orecchie dei vicini, almeno di quelli con il sonno leggero. Nessuno però ne aveva mai parlato e   il non parlarne aveva reso  il fatto “inesistente”.
Ora quel gruppetto, seduto intorno alla radio e con un’aria di trasgressione degna di trame di alto spionaggio, ascolta Radio Londra
Mamamia come peretìa st’aradiu, Alfò, aggiustala ‘no poco.”
E che aggiusto! cossì se sente” dice Alfonso “si ‘nte piace vavattenne!”

“‘nte se po’ dice niente, come sì ‘ncazzusu!”
Zitti, sta a comincià, ‘scotamo!”
Buona sera, qui è il colonnello Stevens che vi parla…”
Buonasera” risponde Gennaro
Che fai? rispunni?” gli chiede Francesco
Pecché, ‘ns’adda risponne?” il povero Gennaro si stupisce “a me me l’hanno ‘mbarata la ‘ducazione.”
Ma chigliu mica te sente.”
No’ me sente? Nui sentomo isso e isso nce sente a nui?” continua Gennaro
None, ‘nce sente, statte zittu!”
“Ma vui sete ddavero sicuri ca’ nce sente? e se lo fa apposta pe’ scoprì chello che decemo?” Gennaro non è affatto tranquillo di non essere spiato.
Ma sì proprio curtu e malecavato!” lo prende in giro Francesco.
Zitti mo’, ‘scotamo!” interviene Alfonso
Gracchiando e sfriggendo la radio trasmette le notizie della sera. I sette allungano l’orecchio verso l’altoparlante come se volessero infilarcisi dentro per rubare anche le notizie non date. Quasi trattengono il fiato per paura di non cogliere tutte le sillabe e attendono di sentire qualcosa su Minturno.
Alla fine:
C’ha ditto?” chiede Gennaro.
Tu n’hai sentuto?” risponde Alfonso.
Sì, aggio sentuto ma n’aggio capito niènte.”
Ci’ha ditto ca “la gallina ha fatto l’uovo!… è ‘na notizia chesta?”
Me crero che chisso è no’ poco scemo” continua Gennaro “mica ce l’aveva dice isso che le cagline fanno l’ova.”
Ah, ah, ah” ride Saverio “l’ate sentuto quanno ha ditto “la mucca non dà latte? …  i’ me penzo ca chisso  n’ha mai visto nì cagline e nì vacche e non sape com’ è la terra.”
Mo’ capiscio pecchè tu, Alfò, non sai mai niente” ridacchia Francesco “ pecchè ‘scuti ‘ste stronzate dellecagline e delle vacche.”
Invece de ce dice si bombardono o no, accussì, c’arregolamo gli fatti noste!” dice Francesco ridiventando serio e visibilmente preoccupato “‘Ammo perso sulo tempo.”
“‘Ammo persu tre ora de sonno.”
Alfonso rinuncia a dare qualsiasi spiegazione, sarebbe troppo complicato spiegare il significato nascosto di quelle espressioni banali diffuse da Radio Londra, a gente che non riesce a vedere oltre il proprio naso.
Li lascia andare, visibilmente delusi. Delusi per non aver capito niente e assonnati, per aver fatto la mezzanotte, soprattutto umiliati perché se ne tornano a casa senza notizie, subendo lo smacco di non poter raccontare niente di concreto alle loro donne, che si aspettano conforto e protezione dai loro “maschi”
Rinnovano l’appuntamento per la sera successiva,  sperando di poter capire qualcosa in più.

marica riccardelli
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