il vicolo cieco

6

Quei carretti, impregnati dell’odore del letame che hanno sempre trasportato, arrivano in Via Maestra a Pulcherini. Visi incuriositi sbucano dalle porte e si avvicinano a salutare i nuovi venuti, con la stessa eccitazione di quando arrivano le bancarelle per la fiera.
Facetece passà! Levateve da ‘mezo!” smania Vincenzino, in piedi, alla guida del suo carro, come se fosse su un cocchio.
Amma ‘i alla casa” e schiocca la frusta da condottiero.
La sua casa si trova a circa trecento metri più avanti.
Mamamia! N’te ‘ncazzà, mo’ ce levamo!” così dicendo, una donna prende per mano i suoi mocciosi e li tira indietro, liberando il passaggio.
Il carro percorre gli ultimi metri traballando sulla strada sconnessa e finalmente scarica i passeggeri davanti alla porta di casa. Lì, ad attenderli, insieme a Mariangela, ci sono altre persone arrivate il giorno prima, dalla vicina Scauri, in seguito all’evacuazione del litorale imposta dai Tedeschi.
Caterina, curiosissima per natura, più che guardare, scruta quelle persone. Non si capacita di non conoscerle perché, in un paese come Minturno, ognuno sa tutto di tutti e vuole subito rimediare a questa che, per lei, è una grossa mancanza.
Comincia subito l’interrogatorio e vuol sapere vita, morte e miracoli di quei poveracci che, in quel momento, hanno altrove. Ma caterina insiste e, così, vengono riesumati nonni e bisnonni. Per un’oretta buona si sente chiedere: ma tu come te mitti, come te diciono, chi t’hai coto, ecc.
Dipanando la rete di matrimoni, attraverso soprannomi quali “Fasoreglio” “Magnacaucine”,Scotelacquale”, “Perolla” e “Melampa”, che si intrecciano anche più di una volta,  riesce a sapere tutto di tutti ed è veramente soddisfatta. Ha colmato una lacuna, per lei, disonorevole e, soprattutto, è riuscita ad attenuare l’angoscia che circola nell’aria.
Per quella nuova comunità di una ventina di persone c’è un primo problema da risolvere ed è come sistemarsi per la notte.  Si decide che le donne e i bambini dormiranno al piano di sopra e gli uomini al pianterreno. Di letti neanche a parlarne, ci si adatta anche sul pavimento.
Finito il breve intervallo di animazione creato da Camerina i volti si incupiscono di nuovo e nessuno si sforza per mantenere viva una conversazione di circostanza. Non si ha voglia di sentire parole vuote.  Sistematisi alla meno peggio, quella prima notte senza sogni trascorre, e ne trascorrono anche delle altre, ma ogni giorno che passa conferma che la scelta di Pulcherini, come luogo di salvezza, sia stata poco saggia.
Il continuo via vai di soldati tedeschi per le strade di Pulcherini crea forte disagio. I ripetuti spari di fucile terrorizzano perché non si riesce mai a capire a cosa o, peggio, a chi sono destinati. Di storie poco chiare se ne sentono tante. Caterina, come gli altri, è molto preoccupata ma Mariangela sembra convinta del fatto che i soldati tedeschi, almeno quelli che frequentano il paese, siano innocui.                                        
Quante vote te l’aggia dice ‘ca gli tedeschi ‘nce fanno niènte pecché Mussolini e Hitler so’ compari?”  interviene Alfonso, mentre sembra assorto a fumare la sua pipa senza badare ai discorsi delle due donne.
Ma chigli due n’avevono sciarrato?” chiede Caterina.
No, Mussolini n’ha mai sciarrato co’ Hitler. E’ Badoglio che ha  sciarrato co’ tutti dui. Ha firmato gl’armistizio, s’è misso co’ gli ‘miricani e se n’è scappato ‘nzema a gliu Re.”
“Niente de meno! Tutto chesso è succeso?E tu come lo sai?” chiede Caterina. 
“L’aggio sentuto agl’aradiu.”
“E quanno è succeso tutto chesso?” vuol sapere Annunziata.
“Prima che bombardavono a Gragliano.”
“Allora è da poco?”
“L’armistizio è da poco, è succeso agli primi de settembre, ma Mussolini gli’hanno arrestato prima.”
“ E ‘ccà, mo’, chi comanda?” chiede Caterina.
“Ccà, agli Purgarini, comandono ancora gli tedeschi. Nui stamo proprio ‘mmezo e gli tedeschi ‘ntenno nisciuna volontà de se ne ì. No’ viri come rinforzono le trincee?”
Pure chesso hai sentuto agl’aradiu?” chiede Caterina.
Catarì, ma si scema? Chesto lo saccio pecché rastrellono tutti gli ommene che tenno ancora la forza pe’ gli fa scavà gli fosse”.
“Ma nui che potemo fa pe’ ce difende?” domanda Caterina preoccupata.
Niènte. Se non gli facemo ‘capisce che puru nui stamo a ‘spettà gli ‘miricani ‘nce fanno niente, almeno pe’mo’.”
“ Ahi mama! Che bordello! Maronna aiutece!”
Caterina non dice altro per non mortificare ulteriormente i padroni di casa ma è evidente che non si sente tranquilla.
Il dubbio di Caterina lo hanno anche gli altri e la convinzione di essere riusciti a mettersi in salvo dalla guerra è quasi svanita del tutto. Resta solo da sperare che non si verifichino situazioni di rischio ingestibili.
Guardandosi intorno si rendono conto di essersi infilati in un tunnel senza uscita. Sono al fronte, in mezzo a soldati che si sentono traditi  e che scorazzano, dalla mattina alla sera, per il paese e nelle campagne, ma nessuno può dire fino a quando saranno accettabilmente pacifici nei loro confronti.

 

marica riccardelli
via c. colombo 177
04026 m. di minturno (LT)

maricariccardelli39@gmail.com